Verso le Politiche del 2027 – Nasce il partito liberaldemocratico?
In primo pianoPoliticaSocietàManca ormai solo un anno e mezzo alle elezioni politiche, che con ogni probabilità si svolgeranno nel mese di giugno del 2027. E tuttavia, al momento, mancano ancora del tutto i punti di riferimento fondamentali di quell’appuntamento. Non sappiamo se le tre riforme promesse dal centro destra – magistratura, premierato, autonomia – saranno state approvate, o rinviate al futuro. Non sappiamo se la legge elettorale verrà cambiata, e come. Non sappiamo quali saranno le alleanze dei partiti prima del voto, e neppure se ve ne saranno (un eventuale ritorno al proporzionale puro cancellerebbe la necessità di alleanze).
In compenso sappiamo perfettamente quali sono i rapporti di forza fra i due schieramenti principali, e qual è il consenso dei singoli partiti. Le recenti analisi dei sondaggi, infatti, restituiscono un quadro di immobilità perfetta che dura da almeno un anno. Fratelli d’Italia vicino al 30%, Pd al 22, Cinquestelle al 12. Forza Italia, Lega Avs fra il 6 e il 9%. Tutti i partitini, da Azione a Noi moderati, ampiamente sotto il 4%. Quanto ai due schieramenti, il centrodestra è al 48%, mentre la forza elettorale del centrosinistra è un rebus, perché tutto dipende dalle alleanze. La sinistra-sinistra (Pd+Avs) è appena al 28.6%, ma sale al 40.8% se includiamo il recalcitrante partito di Conte, e al 45% se includiamo anche Italia Viva e +Europa.
In breve: nella ipotesi più ottimistica per il centro-sinistra, ossia di un’alleanza che includa tutti eccetto Azione di Calenda, la somma aritmetica dei consensi al centro-sinistra (45%) non basta ad agganciare la coalizione di centro-destra (48%). L’aritmetica elettorale, dunque, non sembra favorevole all’opposizione, ma al tempo stesso rivela il ruolo potenzialmente determinante del partito di Calenda.
Dico “potenzialmente” per due motivi. Il primo è che al momento non sappiamo con che regole si voterà. E le regole di voto potrebbero aprire o chiudere spazi a un partito che ambisse a fungere da ago della bilancia, specie se il consenso che è in grado di raccogliere fosse prossimo alla (eventuale) soglia di sbarramento. Il secondo motivo di cautela è che non sappiamo ancora se ci sarà davvero un’offerta politica distinta da quella dei due poli di destra e sinistra, e come sarà composta. Attualmente l’unica formazione politica realmente autonoma considerata nei sondaggi è Azione di Calenda, accreditata del 3.5% dei consensi. Ma l’anno che si è appena concluso è stato caratterizzato anche, nel silenzio generale dei maggiori media, dalla nascita di due nuove formazioni politiche di ispirazione liberaldemocratica.
L’8 marzo scorso, quattro piccole realtà politico-cuturali – Orizzonti Liberali, Libdem, Nos, Liberal Forum – si sono fuse per dare vita al Partito liberaldemocratico, una formazione guidata da Luigi Morattin (ex Pd, uscito anche da Italia Viva).
Pochi mesi dopo il nuovo partito ha manifestato l’intenzione di presentarsi alle elezioni del 2027 alleato con Azione, anche se in forme tutte ancora da decidere.
Nello stesso periodo Michele Boldrin, che un anno prima aveva dato vita al movimento Drin Drin (e nel 2012 aveva aderito a Fare per fermare il declino, guidato da Oscar Giannino) fonda il partito Ora! che si colloca in una regione politica simile a quella che cercano di occupare Azione e il nascente Partito Liberaldemocratico.
Insomma, nel 2027 potrebbero essere in campo ben 3 formazioni di ispirazione liberal-riformista: Azione di Carlo Calenda, Partito liberaldemocratico di Lugi Marattin, Ora! di Michele Boldrin. Tutto sta a vedere se, avendo idee assai simili, saranno capaci di presentarsi unite, oppure, essendo formate da persone troppo intelligenti, finiranno come sempre per disperdersi e restare irrilevanti.
[articolo uscito sulla Ragione il 6 gennaio 2026]


